Processo Pesci – Le foto della vittima dopo la presunta violenza e i messaggi con l’imprenditore

In esclusiva la perizia del 2010: la “vittima” all’epoca accusava di molestie un vicino di casa e un compagno di classe, ma non venne ritenuta attendibile

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Ci vuole delicatezza, sono temi sensibili, ci vuole rispetto per tutti perché in questo caso ci sono due vittime“.

Così Fabio Anselmo, noto legale, si esprimeva subito dopo aver accettato la difesa di Federico Pesci, l’imprenditore parmigiano accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una giovane.

Quelle parole da subito hanno tagliato l’aria e le coscienze.

Di più ancora lo tagliano queste immagini: i messaggi scambiati da Pesci con la vittima poche ore dopo il presunto stupro, le foto intime inviate dalla ragazza all’imprenditore. 

Le immagini mostrano come ci possano essere incongruenze nel comportamento della ragazza dopo i fatti avvenuti in quella lunga notte, nel lussuoso attico di Pesci.  

Pare strano che la giovane, dopo 7 ore di “violenza”, abbia potuto scambiare tali messaggi, amichevoli e confidenziali, col suo presunto aguzzino. Ma non spetta a noi emettere sentenza, sul comportamento della giovane si esprimeranno forse gli psichiatri?

La difesa di Pesci afferma che è compito del Pm e dei legali della giovane chiedere una nuova perizia psichiatrica, “noi abbiamo già dimostrato che la ragazza ha dei disturbi psicologici, e non lo diciamo noi che di lavoro facciamo gli avvocati, lo dicono le perizie di cui siamo entrati in possesso”. 

I difensori hanno infatti presentato, all’ultima udienza in Tribunale, la relazione psichiatrica sulla ragazza redatta nel 2010, quando la giovane, ai tempi 13enne, accusò di molestie sessuali il compagno di classe e il vicino di casa. Accuse che vennero archiviate dalla Pm Russo (magistrato da sempre attenta e presente in casi di violenze di genere), dopo che venne fornita una dettagliata relazione da parte della dottoressa Maria Beatrice Cassani. 

Ne emerge una personalità convulsa, ambigua, confusa. All’epoca accusò di molestie un vicino di casa e un compagno di classe, vi fu il non luogo a procedere proprio per le condizioni mentali della stessa.

Prima di procedere, una sola, piccola, precisazione. Ci siamo interrogate a lungo, sulla deontologia e l’opportunità di pubblicare queste immagini. Non vi è intento di muovere ulteriore violenza contro una giovane che ha comunque bisogno di essere aiutata, curata, non demonizzata. Una ragazza già torturata dal passato e dalla vita.

Ma vi è quella di, dopo aver dato ampio spazio in prima pagina alla voce di lei, della madre, della sorella, ma anche a quelle “contrarie”, che la smentivano, il tassista che la portò a casa, gli amici e le intercettazioni, di dare voce al “mostro”, sbattuto in prima pagina senza alcuna presunzione di innocenza.

Non si vogliono fare arringhe difensive, Pesci ha già i migliori sulla piazza. Non ci si vuole sostituire ad alcun giudice.

Solo permettere ai lettori, dopo mesi in cui ha campeggiato la versione della ragazza, di avere anche quella dell’imprenditore.

Ricordando che ogni persona, oltre alla presunzione di innocenza, ha diritto alla dignità, per se e per la propria famiglia.

Perchè in carcere puoi cambiare canale se parlano di te al Tg, ma quando esci di galera fa male, malissimo, perdi tutto, vendi tutto per pagarti la difesa. E pensi di ammazzarti. Perchè oltre al carcere fisico vi è quello degli occhi puntati e dei pregiudizi, che spesso uccide più della pena di morte: ognuno si faccia la propria idea. Ma con un tassello in più.

La sera, l’imprenditore scrive alla “vittima”. Le chiede come va, dopo quella che comunque è stata una notte di sesso estremo, mai negato. Parlano le conversazioni, non servono commenti.

Ed ecco le foto, che lei invia a Pesci. Lividi, morsicatine.

Immagini che paiono stridere coi 45 giorni di prognosi, come sostiene il medico legale ingaggiato dalla difesa.

Poi ci sono le relazioni degli psicologi, quelle lontane nel tempo ma ancora così attuali. Raccontano una giovane donna con un giudizio negativo sulla sua famiglia, poco seguita, abbandonata “protagonista di una trama sempre uguale in cui si trova suo malgrado coinvolta in approcci sessuali non pienamente voluti da lei, ma comunque ricercati con atteggiamenti adescanti e provocanti”.

E ancora. “La manipolazione della realtà è una caratteristica a lei riconosciuta”. Poi: “…da seduttrice diventa vittima, da esperta diventa ignara e sprovveduta, da partecipante consapevole e adulta diventa «usata» dall’altro”.

Come si legge in quella relazione della dottoressa, che senti e consultò anche altri psicologi oltre agli assistenti sociali che la seguivano, “la manipolazione della realtà è una caratteristica di (nome omissis) riconosciuta” e poi ancora “dichiara apertamente che percorre il canale della sessualità, ma risulta confabulato e contraddittorio il resoconto delle esperienze vissute; da seduttrice diventa vittima, da esperta diventa ignara e sprovveduta, da partecipante consapevole e adulta diventa – usata- dall’altro […] ma è altrettanto presente una sua inconsapevolezza circa l’incoerenza e incongruità degli elementi verbalizzati” . 

Tutto nero su bianco e poi archiviato presso la Procura di Parma. 

Torniamo a bomba all’inizio. La ragazza ha bisogno di aiuto, è una vittima prima di tutto della vita e di se stessa. Di tante violenze psicologiche.

Ma siamo tutti pronti ad alzare la mano e sostenere che lo sia stata anche di stupro da parte di Federico Pesci e del suo pusher, Wilson Ndu Aniyem, che, non potendosi pagare una difesa degna si è arreso alla condanna?

 

 

1 commento

  1. Un sincero encomio alla testata per la serietà con cui ha trattato questo fatto e all’etica professionale con cui restituisce a un uomo probabilmente accusato falsamente, come accade ormai quasi di regola, la propria dignità pubblica.
    Grazie davvero.

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