Famiglia con tre figli sfrattata a Salso. Anche l’hotel d’emergenza chiuso: “problemi col riscaldamento”

Dopo avere trascorso diverse notti in auto la famiglia ha deciso di spostarsi in un’altra città, accolta in situazione precaria da conoscenti.Il padre, per seguire la famiglia nella situazione di emergenza, ha perso il lavoro

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“La vicenda della famiglia sfrattata a Salsomaggiore ha avuto una triste evoluzione.

La famiglia, composta da una giovane coppia e 3 figli di 9,11, 16 anni, ben inserita in paese e con un il padre  con un buon lavoro, dopo essere stata sfrattata si è rivolta ai servizi sociali che inizialmente ha collocato la
famiglia in un albergo che risulta essere la struttura di appoggio del comune per le emergenze di questo tipo.

Peccato però che per problemi di riscaldamento in inverno l’albergo chiuda per riaprire in primavera.

La struttura di appoggio del Comune di Salsomaggiore quindi in inverno non è operativa lasciando senza soluzione tutte le emergenze che si presentano ai servizi sociali.

Alla famiglia è stato quindi proposto di
tornare al paese di origine pur essendo tutti i membri della famiglia di cittadinanza italiana e senza
considerare che i figli sarebbero costretti a interrompere il ciclo di studi e interrompere tutte le loro
relazioni.

La famiglia è andata fin da subito alla disperata ricerca di un alloggio in affitto. Le poche case  trovate o avevano affitti proibitivi (1000-1500 euro al mese) o non venivano affittate perché la famiglia era numerosa (non è vietato supporre che i rifiuti fossero dovuti al fatto che la famiglia è di origine straniera).

Vista la completa chiusura da parte del Comune la famiglia, dopo avere trascorso diverse notti in auto alla fine ha deciso di spostarsi in un’altra città, accolta in situazione precaria da conoscenti.

Il padre, per seguire  la famiglia nella situazione di emergenza, ha perso il lavoro.

Questa triste storia ha messo a nudo la inadeguatezza dei servizi sociali di Salsomaggiore che non ha  strutture per le emergenze, costringe le persone a dormire in auto anche in presenza di minori che, a quel
che ci risulta dovrebbero essere comunque sempre protetti.

Anche la minaccia di segnalazione alla procura
della situazione di indigenza della famiglia è fuori luogo perché non si può richiedere di punire la famiglia per la difficoltà a trovare casa.

Non vogliamo nemmeno dare la colpa alle assistenti sociali che, per quanto alcune volte operino al limite della deontologia professionale, non sono le principali responsabili della mancanza completa di strumenti in cui si trovano ad operare.

La responsabilità principale è degli
amministratori comunali che trascurano il problema abitativo, del Governo che pensa al ponte sullo stretto  di Messina invece che alle case popolari, di un sistema che ha fatto della casa uno strumento di estrazione  di ricchezza a danno di chi la casa non ce l’ha”.

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