“Il coraggio di Elsa”, il video della presentazione

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(di Gabriele Majo) – Nella signorile cornice del Cortiletto d’onore della Rocca dei Rossi a San Secondo Parmense (PR), si è svolta ieri, domenica 7 luglio 2024, la presentazione de “Il coraggio di Elsa (una donna della Bassa Parmense dopo l’8 settembre)” di Elisabetta Copelli per Albatros. All’evento, moderato dal giornalista Paolo Panni, sono intervenute l’ex parlamentare Patrizia Maestri, l’insegnante Anita Capelli, la psicologa Elisa Violante, con un cameo finale di Arnaldo Dado Scaramuzza.

Il volume (prezzo di copertina 13,90 euro), tratta la storia di Elsa donna forte, sensibile, con quell’intelligenza contadina fatta di sapere antico, costruito dall’esperienza che accoglie tre soldati inglesi scappati dal luogo in cui sono stati fatti prigionieri che si rifugiano nel fienile della sua casa. La forza e l’unione della famiglia di Elsa darà una svolta alla vita di questi ragazzi che rappresentano tutte le giovani vittime della guerra, tenuti in vita dalla grande speranza di fare un giorno ritorno a casa.

“Mia nonna mi ha lasciato molte cose, un’eredità davvero grande – ha detto l’autrice, che ha ringraziato il centinaio di presenti al vernissage della sua seconda opera dopo Raccontami una storia Biancorossa, compendio della sua trentennale attività per la contrada Trinità ci tengo a sottolineare una cosa: tutti i nomi – a parte quelli dei tre inglesi che non mi era dato sapere chi fossero – che sono in questo libro, sono veri, sono reali, tranne quelli delle camicie nere che me li sono inventati, e di colui che ha fatto la spia, perché anche se io so chi è, dopo 80 anni, casomai ci fosse qualcuno della sua famiglia che non sappia questa storia, non è giusto fare i nomi, tanto è lo stesso, la storia non perde nulla, anche senza quel nome…”

La nipote, poi, sostiene di esser stato solo uno strumento di scrittura della sua antenata: “Il libro non l’ho scritto io, ci ha messo le mani direttamente mia nonna Elsa. Ce le ha messe per forza, perché certe cose io non le potevo sapere e quando mio papà le ha lette mi ha detto guarda che era davvero così… Non penso di aver fatto nulla di straordinario: ho solo scritto quello che Lei mi ha raccontato un miliardo di volte, quello che sapevo, quando ho imparato che a Fontanellato c’era questo campo di prigionia che era il PG 49, che tra l’altro non era l’unico, ed ho imparato la storia di questi ragazzi che non è unica, perché in quel campo erano in 700 – alcuni sono andati verso Sud, altri verso la Svizzera ed altri si sono uniti ai partigiani – quindi, quelli che han cercato di andare verso Nord, verso la Svizzera si sono sparpagliati nelle campagne, ed anche altre famiglie li hanno aiutati: fondamentalmente c’era del buono in tanti: questa piccola storia, dentro la storia, può magari servire a qualcuno per approfondire altre cose…”. Gabriele Majo

DAL CANALE YOUTUBE “STADIOTARDINI” IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE

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