Suzuki? Preferisco Rinaldi…, opinione di Gabriele Majo

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(di Gabriele Majo, direttore responsabile di StadioTardini.it) – Un tweet postato su X da Simone Lorini direttore di Parma Live mentre pranzavo (“Si avvicina l’arrivo al Parma Calcio di Zion Suzuki: il portiere giapponese è stato tenuto a riposo per l’amichevole giocata nel weekend tra Sint-Truiden e Twente. Si sta infatti finalizzando il suo trasferimento in Italia”), mi offre il la per smentire il mio principio di star lontano dal mercato e dalle cose di campo, per lasciare che si sbizzarriscano al riguardo i vari autori del nostro caleidoscopio più bravi in materia.

Epperò, questa faccenda che si debba tesserare un promettente portiere nipponico di colore (mix che, per caratteristiche, sul campo potrebbe risultare fatale, pur essendo il top per la mission inclusiva che il padrone del Parma Calcio intende che venga perseguita dal club di cui dovrebbe esser custode), sarò sciovinista, ma proprio fatico a digerirla, perché, a pari età (sono entrambi classe 2002), a questo punto, se proprio si tratta di aver coraggio a lasciar spazio ai giovani, perché non si hanno gli attributi di affidarsi a Filippo Rinaldi, estremo difensore cresciuto nel vivaio del Parma, che ho avuto la fortuna di seguire (e documentare) nei suoi primi passi in azzurro, prima di diventare guardiano dei pali della nostra nazionale Under 21 (dove ha esordito nello scorso mese di giugno, battendo proprio il Giappone 4-3).

Adesso qualcuno metterà in azione il solito grammofono, che suona il disco rotto del dente avvelenato: a smentita cito un precedente – invero abbastanza doloroso per me, e per Gianni Barone, in quanto fece chiudere le porte, già apertesi poco prima, dell’allora Fininvest, in quanto ci furono dei giornalisti, ormai quasi tutti scomparsi, che si presero la briga, probabilmente in combutta con loro referenti in società) e di certo il gusto di sconsigliare al colosso tv milanese, il nostro ingaggio, peraltro già formalizzato, come corrispondenti.

Ebbene, questo precedente riguardava la critica, direi oggettiva, circa il primo mercato del Parma di Calisto Tanzi una volta raggiunta la serie A, che, secondo quanto sostenuto dal sottoscritto attraverso Onda Emilia (avevo pronunziato l’impronunziabile in una amichevole estiva a Modena) era condizionato più dalle esigenze mercatali della casa madre Parmalat che non da effettive esigenze tecniche dello staff (che peraltro seppe valorizzare al meglio il materiale umano avuto a disposizione): al di là del palese esempio di Taffarel, capostipite dei portieri esteri arrivati in Italia, un tempo paese ricco di forti numeri 1, soprattutto in tanti storsero il naso per il mio ostracismo preventivo per lo svedese Tomas Brolin (in quei tempi il colosso del latte aveva interessi in loco). Ovviamente non sto qui a discutere il valore tecnico dell’uno e dell’altro, che a Parma, comunque, si espressero bene, ma la metodologia di scelta. Esattamente come quelle di oggi.

Pur conscio che la data di nascita non sia il solo elemento su cui ci si debba basare per una valutazione obiettiva, non vedo perché Suzuki, a prescindere, sia per tutti (tifosi fiduciosi inclusi) già meglio dei suoi più o meno tre coetanei cresciuti nella cantera ducale (io ho esemplificato Rinaldi, 2002 come lui; ma il discorso vale anche per Corvi, 2001 e Turk 2003) e che magari possono conoscere il calcio italiano meglio del nazionale giapponese che vanta 20/30 partite da titolare in Belgio. Turk in B nel Parma, esordiente da terzo portiere, fece bene. O no? Eppure pur essendo un teorico capitale del club, cresciuto qui, non mi pare sia stato particolarmente valorizzato.

Corvi e Rinaldi, preparati nel Parma da De Bernardin prima che cambiasse aria, hanno fatto tutta la trafila in nazionale: qualcosa, pure, vorrà dire, o proprio vanno valutati per casuali spezzoni di partita nel club, senza che nessuno abbia mai avuto il coraggio di puntare su di loro (e poi si blatera largo ai giovani, quelli del vivaio devono trovare spazio, limitiamo gli stranieri e blablabla).

Infine un’ultima considerazione: nel Palazzo, quanto credere possa esser simpatico il Parma americano che esporta risorse su tutti i mercati, meno che su quello interno? Gabriele Majo (direttore responsabile di StadioTardini.it)

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