Il Tandem Buffon-Cherubini: solo un’utopia?

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(di Gabriele Majo, direttore responsabile di StadioTardini.it) – Non ho mai nascosto, su queste colonne, quella che avrebbe potuto essere una mossa intelligente da parte del presidente Kyle Krause, ossia quella di scritturare direttamente la “mente” di molte delle sue operazioni, ossia Federico Cherubini, da abbinarsi all’aspirante dirigente operativo Gianluigi Buffon (fresco di patentino da direttore sportivo).

Temo fortemente, tuttavia, che questa coppia perfetta non avrà come tetto il Parma Calcio, anche se Gigi, da single, potrebbe di nuovo tornare ad abitarci, come pronosticato in tempi non sospetti da Luca Ampollini e come per certi versi confermato dal curioso caso della Rosea che, un mese dopo, prima aveva pubblicato un pezzo a tema di Andrea Schianchi, salvo poi rimuoverlo, come un sitino qualsiasi…  

Il tandem Buffon-Cherubini sarebbe stato un ottimo compromesso storico tra le tesi dell’opinionista speaker, che riteneva (i fatti sembrerebbero dargli ragione) una bufala (propalata da mercatologi di alto pedigree come Di Marzio e Schira) il presunto interesse (amore?) di KK per il dirigente in uscita dalla Juventus (sulle colonne odierne Tuttosport ne celebra ufficialmente l’addio) dopo 12 anni (“competenza e professionalità”, sintetizza la nota del club bianconero), e primo assoluto a lanciare la clamorosa ipotesi dello sbocco dirigenziale dell’ex portiere, oggi Capo Delegazione dell’Italia all’Europeo (su Sky ieri, con l’inviato cavallo speciale Del Piero ha rimembrato il Mondiale vinto in terra teutonica nel 2006, 18 anni fa, e pare ieri…).

Buffon da solo, in veste di apicale, ce lo vedo sino lì: il rischio è quello che si possa bruciare anzitempo perché, come in tutti i mestieri, non ci si improvvisa, e serve, appunto, una navigata scuola guida. Il feeling tra l’ex estremo difensore e l‘inventore della Next Gen è alto, non solo per i comuni trascorsi gobbi, ma anche per aver passato un esotico periodo di vacanze assieme: un binomio del genere sarebbe stato un colpo da novanta per il patron del Parma, il quale, però, come noto, purtroppo non predilige affidarsi a manager italiani (per lo meno nella divisione sport, giacché nel corporate di straniero Luca Martines ha solo il cognome, ed è diventato il più longevo della sua gestione).

Quando Ampollini scagliò la bomba Buffon, come ruolo più probabile indicò quello del vice-presidente: ma quanto potrebbe essere davvero operativo in quella posizione? Il rischio sarebbe quello di ritrovarsi ad essere una semplice figurina, un banale ambassador, che è esattamente quello che l’ex numero 1 non vuole, come ha di recente ribadito al microfono di Luca Toni, nella prima puntata della rubricaFenomeni“, (video integrale sopra dal canale YouTube di Prime Video Sport): “Adesso sto studiando anche per diventare dirigente. Se dovessi andare da qualche parte a fare il dirigente è perché spero di poter fare la differenza come l’ho fatta da calciatore; per come son fatto io non potrei accettare dei ruoli figurativi, di immagine”.

Il Parma avrebbe bisogno come il pane di una figura come lui da spendere in Lega, specie ora che è quella di A: alla recente Assemblea svoltosi proprio nella nostra città venerdì 7 giugno 2024, alla Biblioteca Monastica dei Padri Benedettini di San Giovanni Evangelista – quasi in concomitanza con l’intervento del presidente Krause (deludente, avendo suonato il suo solito disco rotto, senza aver saputo sfruttare il contesto per qualche nuovo acuto) al Ridotto del Regio – era di rappresentanza il managing director corporate Luca Martines, che in quella di B ancora ricordano per la candida ammissione, all’esordio, di non essersi mai occupato prima di calcio…

Ma quello, appunto, sarebbe quel ruolo figurativo, d’immagine che l’attuale capo delegazione dell’Italia rifugge. Egli preferirebbe respirare l’aria del campo, stare in contatto coi calciatori, contribuire a creare quel clima che spesso può portare a risultare vincenti: a questo proposito, sempre durante l’allegra conversazione con Luca Toni (una volta l’indimenticato segretario del Parma Sergio Canuti affermava: “Giornalisti? Tutti maniscalchi…”, oggi va aggiornato dicendo: tutti ex calciatori, ed il merito è delle Satellitari), Buffon ha rivelato come quello nello spogliatoio gialloblù del suo primo anno dopo il ritorno non fosse proprio idilliaco: “Le difficoltà che ho incontrato nello spogliatoio a Parma, nella prima stagione, non le ho trovate da nessuna parte, non condividevamo niente. C’erano ragazzi da ogni parte del mondo, catapultati a Parma, per cui non c’era dialogo, non c’era condivisione. Il secondo anno di Parma è stato diverso perché secondo me è stato molto bravo l’allenatore e il suo staff a coinvolgere un po’ tutti”. Santo Pecchia

Alla faccia di quello che vorrebbe essere un modello vincente da riproporre: non va mai dimenticato, invece, che lo zoccolo duro di questo gruppo ha ormai quattro anni (e non tre, come ama ripetere il ds Mauro Pederzoli) e sulle sue spalle ha una poco onorevole retrocessione, seguita, prima della tardiva (tre stagioni dopo) promozione, da alcuni anni deludenti, e, come sostiene Buffon, molto lo ha fatto l’allenatore. In sostanza: con i giovani di belle speranze da far maturare piano piano, in serie A non si va molto lontano… Gabriele Majo (direttore responsabile di StadioTardini.it)

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