Disordini al derby Parma Reggiana, 42 Daspo, 23 indagati

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Si sono concluse le indagini relative ai disordini avvenuti in occasione del derby Parma-Reggiana del 7 maggio 2017.

A seguito dell’attività investigativa delegata alla Digos di Parma – svolta con riferimento a numerosi episodi di disordini e intemperanze posti in essere dalla tifoseria ospite –  la Procura della Repubblica di Parma ha avanzato richiesta di decreto penale di condanna nei confronti di 13 persone appartenenti alla tifoseria organizzata reggiana e ha disposto l’avviso di conclusione indagini nei confronti di ulteriori 23 tifosi a vario titolo indiziati per una serie di condotte illecite (danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, violenza e minaccia aggravata a un incaricato di pubblico servizio, accensioni pericolose, travisamento).

Nei confronti di tutti gli indagati, inoltre, sono stati notificati i provvedimenti Daspo a firma del questore di Parma. Sono in tutto 42 i Daspo emessi.

Nell’ambito della stessa attività, la Digos di Parma ha già dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari emessa dal Gip del tribunale di Parma, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un tifoso reggiano, Alessandro Occhinegro.

Gli investigatori ricordano che sin dalla mattina del 7 maggio, un nutrito gruppo di soggetti appartenenti alla tifoseria organizzata reggiana, giunto col treno per assistere al derby, una volta sceso dal convoglio si compattava per poi concentrarsi dinanzi al reparto mobile della polizia di Stato, appositamente predisposto al fine di contenere i tifosi.

I reggiani, con i volti travisati, ingaggiavano un breve ma intenso scontro con le forze dell’ordine poste a sbarramento e – dopo averlo forzato mediante l’uso di aste e bastoni e con il lancio di bottiglie, petardi e fumogeni – riuscivano a guadagnare l’uscita della stazione e a dirigersi verso il centro cittadino.

Una volta sfondato con violenza lo sbarramento delle forze di polizia, i tifosi si ricompattavano per poi inoltrarsi per le vie del centro in corteo, in occasione del quale lanciavano bottiglie di vetro e accendevano fumogeni ed altri artifizi pirotecnici. L’azione violenta dei tifosi della squadra ospite proseguiva poi anche nell’impianto sportivo Tardini.

All’interno del settore ospiti, infatti, sottolinea la Procura, molti dei presenti realizzavano numerosi atti di vandalismo, danneggiamento, lancio di oggetti all’indirizzo del personale steward, accensione di torce e fumogeni ed invasione del terreno di gioco.

In questo frangente, attraverso la telecamera orientata sul settore ospiti, è stato possibile individuare un gruppo di persone camuffate che tentava, in un primo momento, di divellere a spallate la barriera di separazione tra gli spalti e il campo da gioco, con l’intento evidente di invadere il terreno; proposito riuscito per due soli ultras, in seguito identificati e indagati.

Tuttavia, non essendo riusciti nel tentativo di sfondare la barriera, gli stessi proseguivano nell’azione di danneggiamento della barriera avvalendosi di un tombino in ferro, precedentemente asportato dal locale seminterrato del settore ospiti. Passandosi il chiusino di mano in mano, a turno colpivano ripetutamente con violenza la barriera che, seppure chiaramente danneggiata a seguito dei colpi, non cedeva.

Tali azioni, considerata la gravità e la portata eclatante delle condotte, richiamavano inevitabilmente l’attenzione del dispositivo di sicurezza approntato dalla società del Parma Calcio 1913 che predisponeva gli incaricati del servizio stewarding in prossimità della barriera, proprio al fine di dissuadere i tifosi dal protrarre ulteriormente i comportamenti delittuosi.

In questo frangente, un individuo, già evidenziatosi nell’azione di danneggiamento per mezzo del chiusino, notando la presenza degli steward nelle vicinanze e alla portata di un possibile lancio di oggetti, afferrava il tombino – che era stato temporaneamente posato a terra da un altro tifoso – e lo lanciava con forza oltre la recinzione, proprio in direzione degli operatori, i quali riuscivano a scansarsi appena in tempo onde evitare l’impatto potenzialmente letale con l’oggetto lanciato.

Ancora una volta a supporto degli investigatori ci sono stati i filmati dell’impianto di videosorveglianza che, insieme agli approfondimenti di carattere informativo svolti negli ambienti ultras e la consultazione e l’analisi di fonti aperte e dei social-network (facebook in particolare), hanno consentito di raccogliere elementi sulla scorta dei quali si è pervenuti all’identificazione degli indiziati.

Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, entro venti giorni gli indagati e i rispettivi difensori hanno la facoltà di accedere agli atti, chiederne copia, chiedere di rendere dichiarazioni o essere sottoposti ad interrogatorio o di sentire testimoni a discarico, e in definitiva di prospettare, ciascuno, la propria linea difensiva.

Alla scadenza di tale termini, la Procura, tenendo presenti gli elementi difensivi che dovessero essere prospettati, valuterà se esercitare l’azione penale oppure chiedere l’archiviazione.

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