“Ciao Zakaria”: il commovente album dell’ITIS di San Secondo per ricordare il loro “studente-eroe” annegato nel Po

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“Vogliamo ricordare il nostro studente scomparso tragicamente il 1 luglio nel generoso tentativo di salvare un amico. Lo facciamo con le parole di alcune compagne e compagni e di sue docenti”.

Un album di foto spunta sulla bacheca della pagina Facebook della scuola ITIS Galileo Galilei di San Secondo in ricordo del loro studente, Zakaria Sabbar.

Pensieri, commossi ricordi e tanto affetto da parte di amici, compagni di scuola e di un pezzo di vita, ma anche da parte dei “grandi”, dei professori che hanno conosciuto bene quel 17enne diventato per tutti un eroe.

Zakaria è morto tragicamente domenica 1 luglio insieme al coetaneo e amico Moretall Seck, trascinati giù dalle fatali correnti del grande fiume Po. Dopo una giornata passata con gli amici sul fiume tra grigliate e risate in località Coltaro, Sissa Trecasali, i due ragazzi hanno deciso di fare un bagno. Le correnti e fondoni improvvisi che caratterizzano il fiume hanno però messo in difficoltà i giovani. Zakaria era quasi riuscito ad arrivare a riva ma quando ha visto l’amico in difficoltà non ha esitato a tornare indietro per cercare di aiutarlo. Un gesto che gli è costato la vita ma che resterà nel cuore di tutti, un gesto eroico che non verrà dimenticato, come dimostrano le tante dediche sui social.

Ecco alcuni ricordi di insegnanti e compagni di classe:

Ti ho sempre chiamato Zak, anche se entrambi sapevamo che non era troppo professionale, che accorciava le distanze. Ma era il mio modo di dimostrarti che, nonostante la tua frequente indolenza, apprezzavo la tua gentilezza, il tuo sorriso aperto e soprattutto la tua curiosità. Vedere il ciuffo nero che si sollevava, sempre e rigorosamente dall’ultima fila, significava per me aver catturato la tua attenzione e aver stuzzicato la tua curiosità. Si, eri curioso, ti interessava scoprire “i tesori dal naufragio dell’Incredibile” o vedere i video dei primi grandi flash mob o le vignette su Trump e Kim Jong-un. E la curiosità va stimolata e coltivata, perché è il primo passo verso l’apertura, la spinta naturale che porta alla conoscenza e cancella i muri tirati su dalla diffidenza, dalla paura di ciò che si ignora. E’ ingiusto e crudele che il tuo viaggio sulla terra sia durato così poco. So che ognuno dei tuoi compagni ti porterà nel cuore, come me, che ti penserò ogni volta che un ciuffo nero si solleverà dall’ultima fila. Avrei voluto salutarti con una frase di Cesare Pavese, come incoraggiamento. Ora purtroppo la userò come frase di commiato. “Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.” Buon viaggio Zak.

 

 

Veramente incredibile. Tu sei incredibile e lo è anche quello che è successo. Eviterei le solite cantilene, ma è inevitabile sottolineare quando tu fossi speciale, per me soprattutto.
Quando ci avevano dato la notizia che sarebbe arrivato un nuovo compagno in classe, a ottobre del lontano 2016, ero quasi scocciata: era già una vittoria essere passata per una ragazza simpatica e non polemica (che è la nostra specialità) con i nuovi compagni e adesso ne arriva un altro?
Appena entrato ti ho guardato storto, eri particolare, con quella cuffia e la caratteristica di parlare subito alle persone senza porsi il problema di conoscerle.
Pochi giorni dopo il tuo arrivo siamo finiti vicini di banco e devo dire che sono rimasta stupita: non mi sono mai sentita così a mio agio con uno sconosciuto, che alla fine è quello che eri. Quel bellissimo primo giorno ci ricordiamo tutti e due di come hai distrutto il mio bianchetto, e poi tentato inutilmente di aggiustarlo. Quindi ti avevo detto che ogni anno ti avrei dato il mio bianchetto da rompere, dato che ti riusciva così bene.
Poi è arrivata la gita di fine anno, sempre in prima, ci siamo fatti una foto e abbiamo deciso che ogni anno avremmo fatto la stessa foto, nella stessa posizione, e come promesso quest’anno la foto è arrivata.
Purtroppo ci trovavamo troppo bene insieme, siamo diventati così uniti da non riuscire a smettere di chiacchierare in classe e non ci hanno più messi vicini, siamo arrivati a sembrare innamorati agli occhi dei professori.
Dicevi che la mia risata era buffa e ti piaceva farmi il verso, farmi il solletico perché saltavo sulla sedia, stringermi forte le guance perché io lo facevo sempre a te e ti facevo impazzire dal male.
Io ammiravo il tuo essere spontaneo ed ero davvero contenta di aver finalmente trovato una persona con cui poter parlare di qualsiasi cosa.
Litigavamo e facevamo pace nel giro di due ore perché non riuscivamo ad essere arrabbiati l’uno con l’altro. Durante l’ora di ginnastica giocavamo a pallavolo e io dovevo sempre avere ragione, tu pure, eravamo troppo competitivi. Ma alla fine, per orgoglio ed era chiaro, mi prendevi da una parte e mi dicevi che avevo ragione, perché la pallavolo è sempre stata la mia passione e guai a chi mi dava torto.
Per non parlare di quando ci picchiavamo, io che dovevo essere la tipica ragazza calma e silenziosa, invece ero più simile a te, non stavamo mai fermi. E mi piaceva così, non m’interessava di quando i professori ci richiamavano o di quando venivamo sgridati pure dai nostri stessi compagni, perché era bella così la nostra amicizia.
E purtroppo ci tenevo così tanto a noi che adesso sto veramente male, sono veramente arrabbiata, con tutti ma anche con te, perché sei troppo generoso e ti hanno portato via da me, dai tuoi amici, dalla tua famiglia.
Due giorni fa a un tuo messaggio ho risposto con una mia foto con una faccia buffa, lo dicevi tu che il mio forte era riuscire a far divertire le persone: tu mi hai risposto dicendo che sono bellissima e mi pento di averti risposto sminuendo la cosa, invece che averti ringraziato.
Perché è quello che tutti ti dobbiamo, un immenso GRAZIE. (Sofia)

Carissimo Zakaria, è stato bello averti fra i miei alunni. Lo sei stato per un tempo troppo breve, però.
Ricordo un ragazzo interessato, vivace, intelligente. Mi piaceva il tuo desiderio di capire, di volersi rendere conto delle cose, a partire dai voti: non hai mai esitato a chiedere spiegazioni se qualche giudizio non ti era chiaro… spero di averti fornito tutta la chiarezza che desideravi.
Era bella la passione che mettevi nelle cose: come quando abbiamo passato tutti insieme quella bella giornata a Torino, per la visita al Museo del cinema. Eravate state suddivisi in gruppi, e ognuno, in un gioco di ruolo che vi voleva far sperimentare e scoprire gli ingranaggi dell’industria cinematografica, ha proposto il soggetto di un film, ha preparato un piano di produzione ipotizzando costi e scelte. Un giudice implacabile – il produttore- valutava poi il vostro progetto. Con che veemente passione hai difeso la vostra idea per un film horror – forse un po’ senza capo né coda – e come ci sei rimasto male quando è stato proclamato vincitore un altro gruppo!
Ancora, hai mostrato la tua passione e competenza quando hai illustrato ai tuoi compagni i “cinque pilastri” della tua religione, l’Islam, approfondendo un argomento che stavamo affrontato in Storia. Approfondimento che mi hai fatto un po’ sospirare – non era mai pronto! – ma che poi credo sia stato importante e utile per tutti.
La tua intelligenza (nel senso etimologico della parola… “intus legere”, comprendere andando dentro, in profondità ) traspariva anche dalle discussioni che inframezzavano le nostre lezioni di analisi del periodo o di comprensione del testo poetico. La lettura di articoli di giornale della Gazzetta o del Corriere della sera ha fatto nascere vivaci scambi di opinione, e tu non hai mai mancato di esprimere il tuo parere. Forse talora lo hai fatto in modo un po’ troppo rude e immediato, ma hai sempre dato un contributo prezioso.
Grazie Zakaria. Faremo di tutto perché quello che ci hai insegnato con la tua presenza nel quotidiano, ma anche con il gesto straordinario che hai compiuto ieri e che ti è costato la vita, non vada perduto.

Ho conosciuto Zakaria in prima superiore… ricordo di essere stata la prima a sedermi vicino a lui quando è arrivato, eravamo imbarazzati entrambi. Feci amicizia con lui in poco tempo, sapeva come farsi volere bene.
Aveva i suoi pregi e i suoi difetti come tutte le persone.
In classe amava mettere la musica durante l’intervallo e iniziava a scherzare, era molto disponibile se avevi bisogno di qualcosa come una ripetizione o anche solo un abbraccio.
Ho saputo della brutta notizia domenica sera tardi… non ci potevo credere, speravo si fossero sbagliati… che Zakaria fosse ancora vivo.
Dopo aver letto bene la vicenda ero distrutta: aveva raggiunto la riva ma per aiutare il suo amico ha sfidato di nuovo la natura. Questo fa di lui una persona ancora più fantastica e dev’essere ricordato come merita. È stato un eroe e fino all’ultimo ha dimostrato la sua bontà.
Devo ancora realizzare che se ne sia andato, di non poter più vederlo, di dover fare a meno del suo affetto.
Comunque cerchiamo di sorridere tutti perché lui vorrebbe vederci felici e sono certa che continuerà ad esserci a modo suo. (Valentina)

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