Ragazzini lanciano sassi al Pablo, colpita al volto 60enne: “Li conosco e non li denuncio, ma offro il mio aiuto ai genitori”

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Stava transitando in auto in Piazzale Pablo quando, come successo ad altri cittadini, la sua auto è stata colpita da un sasso lanciato da una banda di ragazzini. Quando è scesa, dopo averne riconosciuto alcuni, cercando il dialogo, è stata presa lei stessa a sassate.

Ora racconta la vicenda: “Non per denunciare, ma perché i loro genitori li aiutino a trovare una strada migliore”.

Daniela (il nome è di fantasia) ha circa 60 anni e, da sempre, vive in Piazzale Pablo. “Ci sono nata e cresciuta, ho visto negozi e attività nascere e morire, le generazioni crescere, scappare o morire qui”.

Sabato mattina stava transitando in auto, con marito disabile, nel tragitto che collega il Piazzale a Viale Piacenza. “Stavamo andando in Farmacia – spiega con sconforto – Mio marito ha dei problemi di deambulazione e non guida, lo stavo accompagnando, eravamo appena partiti quando un sasso mi ha sfondato il parabrezza”.

Un’altra persona, forse, avrebbe ingranato la quinta, fuggendo via. “Io ho riconosciuto i figli di un paio di amiche di mio figlio, altri che sono stati miei alunni alle elementari, ragazzini che potrebbero essere i miei nipoti. Hanno 12-14 anni, figli del quartiere, altri non di Parma”. Stranieri? “Si figli di famiglie di colore o dell’est, tutti che stanno in zona qui”.

E cosa ha fatto? “Sono scesa dall’auto, ho cercato di parlargli. Loro stavano fuggendo via e mi hanno lanciato un sasso, due, tre. Uno mi ha centrato qua”.

Mostra un’ampia benda tra la nuca e la fronte, lato sinistro. Tra le mani un referto medico, che parla di lividi, abrasioni e tre punti di sutura. “Non sono riuscita a parlargli…volevo solo dirgli di andare a casa, di fare i compiti, di andare a scuola. Quello è orario scolastico…che facevano in giro? Le cattive compagnie uccidono. Io avevo amici in Via Isola, ne so qualcosa…”.

Cioè? “La mia generazione è quella del buco e delle risse. Chi non è scappato e non è finito in galera, è alla Villetta ora. E si rischia di ritornare a quei tempi. Non volevo sgridarli, solo dirgli di non buttarsi via. Purtroppo i quartieri un po’….diciamo popolosi, o popolari, non so…diciamo degradati, di periferia…sono così…ti perdi”.

Farà denuncia? “Solo ai genitori dei due cuccioli che conosco. Non è troppo tardi per salvarli, educarli, strapparli dalla strada. Non voglio metterli nei guai, ma aiutarli. Se però dovessi rendermi conto che il riformatorio e i servizi sociali sono la sola salvezza, la farò. Alcuni di quel gruppo spacciano, fanno furtarelli e robe del genere, il margine per un arresto ci potrebbe anche essere”.

Li definirebbe una baby gang? “Credo che dargli un’identità li metta in condizione di sentirsi fighi, grandi, anche se in realtà sono una banda di delinquentelli. Ma non li definirei nemmeno cretini, ignoranti o perdigiorno. Al limite i problemi e i difetti li hanno i genitori, troppo persi nei loro guai per evitare che i loro figli ci affoghino in mezzo. Io direi che sono solo ragazzini soli, senza guida e senza un’educazione forte che gli eviti di commettere errori gravi.

Ai loro genitori dirò che se hanno bisogno gli do una mano, ma di fare attenzione. Perdersi è un attimo, ritrovarsi, impossibile”.

Leggi la storia di una mamma il cui figlio è uno dei ragazzi che lancia i sassi per noia e insofferenza alla vita nel quartiere Pablo: Io, mamma di un baby bullo: “Ho sbagliato, sbaglio, sbaglierò. Lui non mi ascolta e non so cosa fare”. La storia di Bianca

 

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