Omicidio di Alessia Della Pia: Mohamed Jella arrestato in Tunisia

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Accusato dell’omicidio di Alessia Della Pia e latitante da quel 6 dicembre 2015, Mohamed Jella, 30 anni, tunisino, è stato fermato dalla Polizia di Tunisi e rinchiuso in un carcere della capitale. Le autorità tunisine hanno dato esecuzione all’ordine di cattura internazionale spiccato dalla Procura della Repubblica di Parma.

I Carabinieri del Nucleo investigativo di Parma, dopo laboriose indagini coordinate dal pm Andrea Bianchi, hanno localizzato Jella proprio a Tunisi, dove si era rifugiato subito dopo l’omicidio della 39enne parmigiana, all’epoca sua compagna, massacrata di botte. L’uomo sembra vivesse nel suo paese sotto false generalità, ma non aveva mai rinunciato ai social network e alla bella vita.

Adesso è finito in manette e dovrà rispondere di quel terribile fatto di sangue che ha sconvolto il quartiere Cinghio, dove la vittima viveva, ma anche tutto il resto della città.

 

Viveva comodamente libero in Tunisia, Mohamed Jella – Latitante, ma presentissimo su Facebook, questa era la vita di Mohamed Jella. Su facebook come Bimbo Wildbrimi, postava foto di baci appassionati e mani in segno di vittoria. Lo scorso aprile, un’interpellanza parlamentare di Walter Rizzetto aveva riportato alla ribalta la sua latitanza, con un’interrogazione urgente al premier Gentiloni, al Ministro Orlando e alla giustiza tunisina.

 

Quando la grillina Rosanna Lau offese la memoria di Alessia (immagine che si commenta da sola)

 

 I dettagli dell’omicidio (dalla nostra cronaca dell’epoca) – E’ stata picchiata, presa a calci e pugni, poi, chi l’ha uccisa ha tentato di affogarla: per questo sono state contestate anche pesanti aggrevanti, come la crudeltà. E’ morta così Alessia Della Pia, 39 anni  in quel condominio di Via Dei Bersaglieri in cui l’avevano vista poche volte, nella prima domenica di dicembre, era il 6, del 2015.

Un’esistenza tormentata quella finita nel palazzone popolare del Cinghio Sud, tempestato da un via vai, descritto dai vicini, di umanità allo sbando, tossici, prostitute, violenza: Alessia aveva un figlio di vent’anni, una madre oggi straziata da un dolore senza fine, un compagno tunisino di 28 anni, Mohamed Jella, un passato violento legato alla droga, denunce e arresti, ai domiciliari fino a poche settimane fa.

Lei, seguita dai servizi sociale per una fragilità che l’aveva resa vittima di dipendenze e angosce, in casa con un aguzzino, lei che i vicini raccontano aver sentito tante volte gridare, alternando i tonfi delle botte alle preghiere di aiuto.

Lei adesso non c’è più, mentre lui ha fatto perdere le proprie tracce, dopo aver chiamato e aspettato l’ambulanza. Lui verrà ritrovato, chissà dove, e racconterà la sua verità: fatta probabilmente di droga, soldi che non ci sono, debiti.

E di una domenica pomeriggio, che si è portata via Alessia.

 

 

Il curriculum criminale di Jella (da il Caffè Quotidiano, 9 dicembre 2015 –  Ricercato, per omicidio volontario, Jella, un nome una garanzia, vanta una fedina penale che è un distillato di crimini ed è ben noto alle forze dell’ordine.

Le sue gesta iniziano che è ancora ben minorenne: prima rapina con lesioni gravi a 15 anni, ne segue una condanna con annesso decreto di espulsione. A 18 anni, scoperto clandestino, patteggia un anno di carcere. E secondo decreto di espulsione.
Nel 2008, a 21 anni, colleziona una serie di condanne definitive per droga, danneggiamento, resistenza, lesioni, porto di armi improprie, così come nel 2011 e nel 2012, sempre per lesioni, e poi oltraggio e rissa.

Nel 2011, in Piazzale della Pace, in marzo, picchia e deruba una connazionale che in bicicletta attraversava il parco in bicicletta: rintracciato e riconosciuto, denunciato, sette mesi dopo, ecco la condanna a tre anni e otto mesi di carcere, scontati a Modena prima e Ferrara poi.

Uscito lo scorso settembre, con tanto di decreto di espulsione (leggi), Jella, a cui Alessia Della Pia è sempre rimasta accanto, andandolo a trovare in carcere, sostenendolo e aspettandolo, è tornato a Parma.

Fermato il 22 settembre per un fermo di identificazione, e trovato privo di documenti, è stato denunciato di nuovo il 2 dicembre, quattro giorni prima di massacrare la donna che viveva per lui, per spaccio, oltraggio e ricettazione: era in possesso di una bici rubata e di una piccola dose di roba.

Le foto mostrano come la vita di strada e il tempo abbiano cambiato il volto di Jella, descritto senza denti da chi lo ha visto di recente. La prima, è la più recente e può essere utile all’identificazione.

In entrambi i casi, Jella non aveva un documento che ne consentisse la permanenza in Italia, ma il sistema della giustizia, al collasso, non è riuscito a espellerlo: invitato a presentarsi all’Ufficio Immigrazione per l’espulsione, il 28enne tunisino non lo ha mai fatto.

E, coi centri di espulsione per stranieri pericolosi sempre stracolmi (5 in Italia, Roma, Bari, Trapani, Torino e Caltanisetta) e le ambasciate estere che difficilmente collaborano al rimpatrio di soggetti pericolosi, lui è rimasto a spasso per Parma.

Dove è tutt’ora, dopo aver (probabilmente, ancora non è stato condannato e ha dritto alla presunzione d’innocenza) massacrato di botte la sua donna: forse nascosto da qualche amico dei bassifondi della delinquenza, in attesa di fuggire, una volta che le acque si saranno calmate.

La mamma di Alessia, straziata da un dolore senza fine, ha sempre chiesto non vendetta, ma giustizia. Ora, forse, l’ha avuta.

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