Parma si è dimenticata di questi luoghi? LA MAPPA DEL DEGRADO

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di Arianna Belloli e Francesca Devincenzi

Parma si è dimenticata di parte di se stessa. Ha cancellato alcune aree, che risultano sulla mappa, ma sono come Eboli: la civiltà le scansa, e loro restano lì. Più o meno degradate, più o meno ridotte a discariche, più o meno abbandonate a se stesse, a volte a occupazioni abusive.

Abbiamo fatto due passi (metaforici, diciamo pure chilometri) a spasso per gli angoli di città dimenticati. Pronti a visitarne altre, su segnalazione dei cittadini.

Partiamo da alcune zone che erano state segnalate come degradate e da bonificate: l’angolo adiacente l’isola ecologica di Via Barbacini, Via Boraschi e Via Keplero.

Via Keplero – Nel cuore degli SPIP, un angolo di parcheggio è ridotto così: ammucchi di autobloccanti, staccati e accatastati.

Via Boraschi – Via Boraschi dice poco o nulla, vero? Di più dice quell’immenso silos-parcheggio non finito che spicca alle spalle del ristorante Sparafucile, tra l’Asolana e gli SPIP. Doveva essere un parcheggio, un nuovo scambiatore, ma il progetto è stato accantonato. Ora è una casa per senzatetto. Eravamo andati a farci un giro alcuni mesi fa (RILEGGI E RIVEDI LE FOTO), e si presentava così.

Oggi è poco diverso: un cuore di metallo e cemento senza anima, le serrande sono ancora a metà, sono cambiati i capi d’abbigliamento appesi. E, addirittura, è steso ad asciugare un paio di sneakers.

E tutt’intorno, pare un ammasso di micro-discariche.

Girovagando per gli SPIP, la sensazione è che ogni angolo regali uno spazio di abbandono: una fabbrica mai avviata su una rotonda, e in fondo, in via Veronica, il deposito della Bonatti che sembra una discarica su ci si affaccia una vecchia e bellissima casa di campagna in passato occupata, oggi blindata.

Via Naviglio Alto – Poco in là, con splendida vista sull’inceneritore, ecco via Naviglio Alto. qui impera il “non finito”. Grossi spazi pseudo industriali mai finiti appunto. Perla delle perle, il passaggio a livello ritorto, che passarci in macchina pare di andare sul Bruco Mela, e un bel casello decadente. Poco distante anche il cimitero dei vecchi bidoni del vetro. C’è anche chi l’ha scambiato per discarica abbandonandoci il vecchio divano e un frigorifero.

Parco Nord, via Paradigna – Da Via Naviglio Alto, rincorrendo la Traversante, è un attimo arrivare al vecchio Cral Bormioli. A ricordarne l’esistenza, oltre allo scheletro pendente, quelle rotaie che paiono iniziare e finire nel nulla, ma un tempo era simbolo di merci, lavoro, frenesia di fabbricazione.

In mezzo infatti, tra via Paradigna e via San Leonardo, i 5 mila metri quadri dell’ex Bormioli Rocco. Area che rientra nei piani dell’amministrazione per la riqualificazione anche se, essendo lo stabile di architettura industriale di fine ‘800 e sotto al controllo della sovrintendenza, vede rallentamenti nei progetti che dovrebbero far nascere un Museo del Vetro contornato da tante attività commerciali e ricreative. (Leggi: Ex Bormioli Rocco: un polo con Museo del Vetro. Dall’800 ad oggi la storia della fabbrica)

Ma torniamo al Parco Nord dove, accanto al Villone del signor Violetta di Parma, c’è questo vecchio casolare abbandonato. Un decennio fa, ci giocavano i bambini del quartiere, ma il tempo e le occupazioni della casa sono stati inclementi: ecco come è ridotta oggi. Qualcuno ancora, infilandosi nelle insenature della recinzione la bazzica: lo dicono le tracce di vernice e le scritte con date recenti.

Via San Leonardo– Risalendo, la strada offre due alternative, il quartiere San Leonardo e un bell’angolo discarica alle spalle del Bricoman. Visto che il San Leonardo merita una bella parentesi, fermiamoci un attimo accanto al Bricoman: un grande parcheggio, un baracchino che vende panini con la porchetta e… lasciamo che le foto raccontino il resto. Con una precisazione: qualcuno ci vive, ce lo dicono i movimenti dietro una tenda. Curiosi anche i ritrovamenti tra le letterali montagne di immondizia, una cartina stradale di Parma.

Ex Tarasconi – Sulla trafficata via San Leonardo, poco prima del centro commerciale Centro Torri, ecco che ci si ritrova in un quadrato di mondo post apocalittico.

Sembra di essere stati catapultati in un film di fantascienza dove l’umanità ha avuto la peggio e regnano scatoloni di cemento vuoti e alberi che si fanno forza tra il cemento. Parliamo dei 1.600 metri quadri dell’ex Tarasconi. Un ex polo produttivo – commerciale andato a fuoco la notte del 23 luglio 2007. In una notte, dall’una a mattina profonda, trecento persone persero lavoro e futuro. Lilloni casalinghi, Anedda Sanitari, Elios sanitari, Worverk Folletto, Chiorino nastri trasportatori e l’Agenzia 16 di Cariparma svanirono in una nube di fumo che avvolse il quartiere per giorni. Ci vollero ore perché i pompieri di mezza Emilia Romagna, combattendo contro il vento, riuscissero  a spegnere l’incendio doloso.

Oggi ne rimane un puzzo di passato e piscio di senzatetto e writers che a tratti vi si alternano: nel 2013 l’area, privata, è stata bonificata da Arpa, dichiarata non pericolante poi mollata a se stessa.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO: Ex Tarasconi – Apocalipse is now

Restando nel quartiere arriviamo a un cantiere iniziato e lasciato largamente incompiuto. Doveva essere uno spazio commerciale con uffici, proprio a poche centinaia di metri dall’Eurotorri. Da almeno una decina di anni l’area è recintata. Solo le strade sono state asfaltate, innalzati i pali con i nomi delle vie, segnati degli spazi dove forse si sarebbero dovuti ergere dei muri. Poco distante una bellissima casetta su due piani, ormai decadente da una ventina d’anni o forse più. Ormai neanche i vicini ricordano da quanto tempo la casa è vuota. Una affascinante villetta con un ché ormai di spettrale.

Sempre lì, a pochi passi sulla tangenziale due distributori di benzina abbandonati: chiusi per la pericolosità del loro accesso, facilmente confondibile con l’uscita “San Leonardo”. Ora, al posto delle pompe di benzina, delle barriere provvisorie, indubbiamente più pericolose  degli ampi spazi che fornivano carburante.

Via Trento – E quando via San Leonardo si trasforma in via Trento notiamo altre due case disabitate e imponenti. La prima è di un verde licheno ed è vuota da almeno 10 anni. Nel 2010, per far fronte a un’emergenza abitativa era stata occupata da alcune persone ma i proprietario erano riusciti ad ottenere lo sgombero il giorno seguente e, per evitare che altri avessero la stessa balzana idea, hanno fatto rimuovere i vetri delle finestre così da rendere il più inospitale possibile l’edificio, che un tempo oramai lontano, ricorda una croce, ospitava un medico.

Poco più in là una grossa struttura che un tempo era stata pensata anche per uffici e studi. Nei sotterranei dei garage vivevano numerosi senzatetto. Nel dicembre del 2016 uno di questi, un ragazzo 16enne scappato da una casa famiglia ha rischiato di perdere la vita nell’incendio divampato da un fuocherello acceso per far calore agli sfortunati inquilini. Da allora sono stati eretti dei cancelli e sbarre che ne impediscono l’entrata ma il “rudo” continuano ad abbandonarcelo davanti.

In via Cagliari un’altra abitazione occupata abusivamente nel 2015 da alcune famiglie sorge all’incrocio con via Sassari con le finestre e le porte murate.

In fondo a Via Trento, la stazione. Stazione centrale, per la precisione, il binario 8. Quello il cui retro abbraccia l’ex cinema Trento, o Astoria, che dir si voglia. Oggi murato, fino a qualche giorno accessibile dal retro, utilizzato da tossici e prostitute. C’era un bar, un ristorante, il dopo lavoro ferroviario. Spazi bellissimi, ancora carichi di fascino, ma sulle poltroncine è calato il sipario del tempo, e i corridoi vuoti sono stati occupati da resti di vita: piscio, valige svuotate, abiti, sporcizia.

LEGGI: ULTIMO FILM ALL’ASTORIA, ULTIMO PASSEGGERO AL BINARIO 8, IL DEGRADO

Costeggiando i binari, ecco l’ex scalo merci (Viale Fratti).  Qui è stato trovato alcuni anni fa il corpo senza vita di Cristiana Cattivelli: era il marzo 2015. Questo posto, finito macinato dallo scandalo Stt, spappolato da un’inchiesta per abuso d’ufficio e mai finito, potrebbe diventare un polo Ausl, la sede della Municipale o un centro commerciale. Per ora, vi dormono senza tetto e disperati, accedendo da Viale Fratti o dai binari.

Via Venezia– A pochi passi dall’ex cinema Ritz una affascinante e imponente villa riposa insieme a una piccola cappella di preghiera all’incrocio con via Benedetta.

Moletolo– Non è accanimento ma tornando un poco indietro arriviamo all’argine della Parma nel quartiere Moletolo. Qui, sotto il ponte della tangenziale, una discarica di resti edilizi. Continuando la passeggiata in mezzo alla natura altri rifiuti sin sopra ai rami degli alberi: i resti dell’alluvione del 2014. (Rileggi: E’ così che vogliamo trattare i nostri fiumi? Resti edili e rifiuti pericolosi in zona Moletolo)

Via Barbacini – C’è una discarica in fondo al quartiere industriale di Moletolo. E’ una discarica vera a e propria, regolare. Affianco, 60 mila metri quadrati di abbandono abusivo di qualsiasi cosa: amianto, sostanze chimiche, scorie industriali.

RILEGGI: MOLETOLO, DISCARICA ABUSIVA DI 60MILA METRI QUADRATI 

L’area è stata sequestrata, recintata, ma è sempre lì. Immobile e potenzialmente pericolosa, finché non verrà bonificata.

Via Giulio Cesare, retro EFSA- Questa piscina con attigui campetti da calcetto è stata ultimata da 5 anni ma mai sfruttata. Un bando per la gestione era stato fatto nel 2012 ma era andato deserto. Il Comune poteva svolgere un ulteriore bando nel 2016 ma ha deciso di non aprirlo perché non si sono risolte ancora alcune criticità come gli spogliatoi troppo piccoli e la mancanza di illuminazione esterna nei campetti. Gli spazi esterni vengono utilizzati da gruppi di ragazzi che scavalcando giocano a calcio lasciando spesso e volentieri immondizia varia dopo il loro passaggio.

Via Buffolara – Altro lato della città, giusto dopo aver attraversato l’imponente scheletro vuoto del Ponte Nord. Partendo dall’inizio, ecco un piccolo angolo di parcheggio incastrato sotto i binari trasformato in discarica. Poi al civico 8, il primo, di fronte alla Coop Gramsci e affianco al circolo Vento in Poppa, vi fu l’Ausl, dipartimento igiene pubblica. Trasferito quest’ultimo, la casa è stata prima occupata, poi sfollata, oggi blindata e abbandonata all’inerzia e alle scritte dei writers.

 Via Fleming – Proseguendo lungo l’asse di Via Buffolara verso sud, ecco Via Fleming. Dove non va meglio: appena imboccata si staglia verso il cielo l’ex Mercatone Uno. O meglio, ciò che ne rimane. Una maxi area nemmeno degradata, solo vuota.

Beffardo, è appeso ancora un “Uno!”. Che ne sarà? Dovrebbe accorpare un altro grande “cuore di metallo vuoto”, l’ex area Autoclub, e diventare un maxi supermercato. Così dicono dal 2016 (RILEGGI: Nuovo centro commerciale Coop in via Gramsci: iniziati i lavori, apertura nel 2018). Ma probabilmente il nuovo centro commerciale della Coop sorgerà in capannoni attigui lasciando il Mercatone Uno ancora nelle mani dei curatori fallimentari.

Via Fleming– Proseguendo lungo l’asse ecco un bel sottopasso chiuso da tempo immemorabile: solo le foglie lo popolano. Poco più in là, un benzinaio dismesso. Vittima delle leggi restrittive che imponevano maggiore sicurezza alle pompe di benzina site tra le mura cittadine: a conti fatti mandandone in crisi i tre quarti. Ecco cosa ne rimane: lo scheletro di qualche cartello dell’autolavaggio, un po’ di spazzatura vagante, erba che cresce incolta e disordinata.

Arriviamo così, passeggiando davanti all’area ex Braibanti finalmente non più cantiere, alla meravigliosa rotonda “a fagiolo” tra le vie Fleming, Pellico, Volturno e Calatafimi. Qui si staglia, proprio sull’angolo Pellico- Calatafimi, l’ex Bunker del PCI.

Oggi è di proprietà del gruppo Tosinvest che lo ha acquistato in tempi recenti. Affittato per un po’ di tempo all’AUSL, questo per alcuni anni ha chiesto al Comune un permesso di costruire e realizzare una nuova facciata con un piano aggiuntivo, sfruttando il bonus di superficie consentito dal regolamento in caso di riqualificazione energetica dell’edificio.

Ma l’edificio è simbolo netto di un periodo storico preciso, ispirato alla  biblioteca della facoltà di storia dell’università di Cambridge di Stirling. Struttura inscritta in un quadrato perfetto, in cui si sviluppano due corpi su due lati che si affacciano dentro una piramide. Il partito la volle meno movimentata e in cemento, come per dare l’idea di una fortezza inespugnabile, e quindi cambierebbe volto se venisse concesso l’ampliamento.

Dunque in attesa del parere della Commissione per la qualità architettonica e il paesaggio il Bunker giace così. In attesa del responso dell’organo esclusivamente tecnico, di cui fanno parte professionisti (architetti, ingegneri e geologi) nominati dall’amministrazione comunale.

Chiuso, con alcuni punti esterni di violabilità come la rete rotta, ma tutto sommato, per rispetto e reverenza, mai violato. Davanti campeggia un cartello che minaccia o promette la creazione di un centro commerciale. Ma essendoci il Panorama praticamente di fronte si fatica a concepirne il senso. E mancherebbe il parcheggio. Tanto che l’unica traccia dei lavori è il cartello stesso.

Spostandosi in Via Calatafimi non va meglio: alle spalle dell’area appartenuta alla sfortunata famiglia Nicoli – Silocchi, giace il vecchio e obsoleto ex deposito di idrocarburi, sito lungo la tratta dell’oleodotto da Fornovo alla zona Aereoporto.

Da anni chiuso, cantiere a cielo aperto con un paio di edifici iniziati e mai finiti in attesa della definitiva bonifica. Ora campeggia il cartello di un’impresa di costruzioni, ma la zona pare sigillata: nessuna intrusione nemmeno di senzatetto pare aver toccato l’area.

Tre passi in là ed eccoci nell’angolo Via Bengasi – Via Spezia. Qui giaceva la Bancarella della Carne, prima macelleria Molinetto. Un’infanzia di bistecchine murata dai mattoni del tempo a piano terra, sopra e dietro una casa bellissima ma abbandonata.

E’ stata occupata a più tranche temporali, la prima nel 2008: occupata da un gruppo di rifugiati che non trovavano spazio nei progetti di accoglienza, fu sfollata sotto promessa di ristrutturarla e venderla.

Ma nell’ottobre 2010 era ancora lì, immobile e statica, vuota e sola. Partì la seconda occupazione, questa volta da parte di alcune famiglie e alcuni single appoggiati dalla Rete Diritti in Casa. Sfollata nel 2012 con l’intervento della polizia, con alcuni dei “cacciati” disperati saliti sul tetto minacciando di buttarsi giù, i lavori di ristrutturazione non sono mai iniziati. E quando, nel maggio 2016, la Rete diritti in casa vi ha organizzato una manifestazione contro le case vuote e le persone senzatetto, le porte e le finestre a piano terra sono state murate, per tutta risposta.

Pochi metri in linea d’aria, pochi passi per le strade interne tra Molinetto e Volturno, ecco Viale dei Mille, strada contestatissima per lo spaccio quotidiano. Il benzinaio chiuso è stato bonificato, ma poco oltre, guardate cosa fa capolino. Una bella villa, con un grande giardino. All’interno del cortile, alcune auto. Poco oltre, sull’angolo di Via Musini, una casa non finita. Abbattuta quella vecchia, preesistente, l’esterno dell’edificio è stato rifatto: mancano le finestre, le porte sono state murate dopo alcune tentate occupazioni. Fallita l’impresa costruttrice, facile immaginare la casa appartenga a qualche banca. Che non fa altro che continuare a “sigillare” i possibili passaggi.

Riprendendo Via Fleming, poi Via Volturno, ecco la lunga e stretta strada che si dipana tra Via Pini e Strada Pontasso, verso Valera, Vigheffio e la Via Emilia Ovest. 

Partendo da via Volturno, dopo il passaggio a livello della ferrovia, giace il vecchio mulino Figna. Non più utilizzato da un lustro, occupato a tratti da disperati senzatetto, si compone di un paio di case rustiche, rigorosamente abbandonate.

Tutte abbandonate, con le porte murate ma i mattoni abbattuti a picconate, le scale agibili che permettono ancora di salire fino al tetto. Qui la “fauna” che lo popola è varia: senzatetto, appunto, ma anche giovani e giovanissimi che si dilettano tra graffiti e parkour, rischiando di farsi malissimo. C’e anche chi dice, ma non ne abbiamo trovato prove o tracce, che dentro vi si svolgano riti satanici.

Dietro all’ex mulino si può ammirare l’enorme strada a ponte che porta verso il nulla. Cantiere mai ultimato e men che meno aperto alla viabilità.

Sulla stessa direttrice, più verso la città, ecco servita l’ex casetta del casellante vittima di alcuni scribacchini. Ancora integra all’interno con i mobili dell’impiegato alla sbarra e una paletta rossa in bella mostra accostata sui binari.

Più all’interno, lungo il camminamento pedonale con vista sul “Quadrifoglio baseball”, ecco un bel complesso di case. Vi era un villone rurale con un immenso giardino: abbattuto, è diventato un complesso residenziale. Bellissimo, ma non finito.In via Pini poi si nota dalla strada, in mezzo ai campi, lo scheletro arrugginito di un trasformatore elettrico. Poco più in là una graziosa casetta. Ridotta così.

Fuori da Via Pini, eccoci in Via Emilia Ovest. La lungastrada consolare, se si volesse farla fino a Fidenza, è un brulicare di case più o meno grandi, più o meno belle, ex agricole o padronali, ex ospizi di viandanti, più o meno concesse al tempo che scorre. Ne abbiamo scelte due. Una, raccontano il suo immane giardino, una stalla grande come un condominio, delle arcate degne di un film, doveva essere strepitosamente bella. Ora è solo vuota, murata, abbandonata. Qui riposa la carcassa di un tir, piena di tutto. L’altra, dallo stesso lato, quello opposto all’ex Kartdromo, ha la parvenza di una corte agricola: quattro casette rustiche, essenziali. Sui campanelli e le cassette della posta ancora i nomi, le porte non sono murate ne sfondate, ma dalle finestre scintilla il rigoroso vuoto rimasto all’interno.

Abbiamo detto ex Kartdromo. Ebbene sì, una parte è diventata Decathlon, chi non lo sa. Ma l’altra? E’ rimasta ferma, com’era.

Inaugurato nel 1961, chiuso nel 2009, era considerato una delle piste più belle e avanzate d’Italia . Oggi è così.

Poco distante…la vecchia scuola dedicata a Pattaccini. Oggetto di alcuni bandi di Asp caduti a vuoto, ora è blindata, a rischio crollo, nel cuore della strada.

Ex hotel – centro congressi mai finito – Ed eccolo lì, tra la città e San Pancrazio: fa capolino sulla Via Emilia, dietro le recinzioni di cantiere. Doveva essere un hotel con campi sportivi e area benessere, un 5 stelle plus. Non è mai stato finito, maciullato nel 2012 dal fallimento del gruppo Ligresti, culminato nel 2013 con l’arresto della famiglia stessa.

L’edificio, iniziato nel 2005, in pieno delle amicizie e collaborazioni di Ligresti con l’allora ministro alle Infratrutture, il parmigiano Lunardi, non sarà probabilmente mai terminato. Quel complesso è proprietà della Im.Co. spa, una delle società della famiglia Ligresti, anche se i soldi spesi per farne lo scheletro vengono tutti dalla Fonsai. Nel 2004 l’immobile venne valutato e ceduto per una somma tra 23 e 28 milioni di euro. Fonsai ha già speso 23 milioni per questi lavori interrotti.

L’inaugurazione si sarebbe dovuta tenere nel 2006, ma i problemi finanziari dell’impero Ligresti in generale e della Im.Co. in particolare hanno portato più volte a temporanee interruzioni del cantiere. Dopo il fallimento della Im.Co, le temporanee interruzioni dei lavori a San Pancrazio sono diventate interruzione definitiva. Im.Co. aveva già stabilito di passare la proprietà del futuro complesso parmigiano senza ulteriori oneri alla creditrice Fondiaria Sai, che di fatto ha pagato tutto quanto fatto finora – i lavori sono in uno stato avanzato. Ma il passaggio, che avrebbe permesso la ripresa dei lavori, si sarebbe realizzato solo in caso di concordato sul debito della Im.Co. ex articolo 182 bis, che i giudici fallimentari valutarono però inattuabile.

Ed oggi eccolo: i contatori smontati, il rame rubato,i bagni non finiti, le stanze solo immaginabili. Ci passano di tanto in tanto in writers, qualche tossico, fose qualche barbone. Che ne sarà? Una grandissima domanda senza risposta mentre nel cortile campeggia un ammasso con un alert:”Attenzione amianto”. Peccato che appena dietro vi sia una villa residenziale.

Via Emilia Est – Da una Via Emilia all’altra, eccoci in Via Emilia Est, direzione San Prospero. Anche qui, le case abbandonate abbondano, fin oltre il ponte sull’Enza.

Ma l’attenzione la attira un villone enorme all’angolo tra l’imbocco de tangenziale sud e Via Emilia. Interni affrescati, camini, porte finte, un lusso sgargiante del passato che fa il paio con i solai crollati, le putrelle, le stalle ancora in Eternit, il crollo esterno, l’abbandono.

E’ uno spazio enorme, tra casa padronale, casette di pertinenza, portici e stalle, migliaia di metri quadrata abbandonati. A lasciare speranza, il tetto rifatto: forse la proprietà un giorno le restituirà tanta bellezza.

Praticamente di fronte, affianco al plesso commerciale, ecco la casa cantoniera. Occupata, come evidente.

Poco lontano, giace lo scheletro del mobilificio Aiazzone. La toponomastica lo posizione in Via Cicerone, ma dalla Via Emilia è ben visibille. E’ enorme, vuoto, sottoposto alle incurie del tempo. Nemmeno i barboni lo popolano: è regno dei piccioni.

Leggi l’approfondimento: Ex Aiazzone, dopo il crack solo degrado: “Provare per credere”

Se Via Capra e Via del Traglione sono state bonificate, altrettanto fortunata non è stata Strada Viazza di Martorano, dietro il centro commerciale Le Vele. Qui, la discarica che Iren vuota più o meno quando le pare, stando alle lamentele dei residenti, eccola come si presenta.

Proseguendo sulla stessa traversante, ci addentriamo verso la zona di Via Budellungo. Quartieri nuovi, penserete voi. Vero a metà, c’è anche dell’abbandonato, e una meravigliosa casa con sole tre pareti, senza tetto. Iniziata e mai finita da almeno un decennio.

Tutto tra Via Budellungo Via Marconi e Via Ximenes.

Spazio autogestito Sovescio: l’ex Scuola di Marore, poi Via Bixio, San Giuseppe, Turchi

Andando avanti per la strada, proprio all’angolo con Via Santa Margherita (Enia) ecco l’ ex Scuola di Marore –  Il 25 aprile 2013 un gruppo di giovani ha occupato gli spazi dell’ex scuola di Marore, nella prima periferia di Parma, abbandonati da circa 15 anni. Lo stabile è stato occupato presentando 4 progetti per il quartiere: gli orti sociali, una palestra popolare, uno spazio abitativo e uno spazio dedicato all’arte. Il Sovescio è una tecnica agricola che permette di rendere più fertili i terreni: i giovani entrati nell’ex scuola sostenevano di avere un progetto per una Parma migliore.

Al momento dell’occupazione la scuola si presentava così. Poi è stata sfollata e apposto il sigillo nel giugno 2013.

 

 

Ora la scuola, completamente abbandonata a se stessa, si presenta così.

Sfollati da Marore, i ragazzi del Sovescio si sono trasferiti in Via Bixio, in un gigantesco immobile che prende tre lati: Via Bixio, Borgo San Giuseppe, Via Turchi. Immobile bellissimo, dentro pullulava di vita, stanze da letto piene di anima. Occupate, ma vive.

Oggi è così, murato e triste.

Nel 2015, si sono spostati nell’area ex Stimmatini in Via D’Azeglio. Dopo lunghe trattative, i ragazzi di Sovescio sono stati costretti dal Comune a lasciare Via Bixio: per loro uno spazio autogestito in Via D’Azeglio, nell’area ex Stimmatini, dietro al Cinema d’Azeglio. In cui non può più andare in scena l’Arena Estiva perché lo spazio dei macchinari di proiezione è occupato.

 E, a proposito di scuole, guardate l’ex scuola di Casalbaroncolo come è ridotta.

Occupata, poi “liberata” da un blitz della Municipale lo scorso ottobre, è ancora esattamente come allora.

RILEGGI: Casalbaroncolo: ex scuola lasciata agli abusivi e al degrado. Blitz della Municipale (FOTO)

A proposito di case…abbandonate e sfollate, ecco un paio di immobili meravigliosi e abbandonati che macchiano la nostra città.

Borgo Felino, civici 36-42: condominio bellissimo, con giardino e cortile interno. Ex sede,  una ventina di anni fa, dell’associazione Otto marzo, poi spostata, mentre la parte su Borgo Riccio ospitava il Servizio stranieri della questura, poi trasferito anch’esso. Ora è vuoto, imbottito solo di sporcizia, rudo, piccioni e topi. Occupata a tratti da alcune persone senza casa, ora è sotto sequestro giudiziario.

Stesso destino per l’ex sede della Stradale, in Via Zarotto 80. Il benzinaio accanto, della stessa proprietà,  è abbandonato dalla notte dei tempi, la casa, occupata in due distinte occasioni, dentro ancora in ordine, con un lussuoso soggiorno torretta, i bgani agibili, le mura solide, ora è vuota e murata.

Strada Del Paullo – Da una parte della città all’altra, Starda Del Paullo. Arroccata dalle parti di Via Toscana, vicino alla discarica a cielo aperto appena bonificata tra Via Strobel e Via Camesasca, giace una bellissima ex casa di campagna. Un casolare. Abbandonato a se.

Occupato, poi sfollato.

Strada Antognana – E’ giunta la sera. Il buio, che cala sul nostro viaggio per il luoghi del degrado, ci abbraccia in zona Montanara, all’Antognano. Un pezzo di campagna ai bordi del Campus, all’estremo del Cinghio, verso la campagna.

Su una curva, una casa abbandonata. Poi sfollata.

Con lei chiudiamo il nostro viaggio. Scende la notte. Qualcuno salvi Parma da questo buio.

Ci saremo dimenticati sicuramente qualcosa. Inviateci foto o segnalazioni per aggiungere altri luoghi alla mappa.

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