Ex Tarasconi: Apocalipse is now – FOTO

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Lo vedi passando su Via San Leonardo, e ti sembra anche “normale”. Una zona industriale come tante: se sei di passaggio, magari di fretta, non noti nemmeno che quelle che sembrano finestre chiuse sono squarciate. Che il buio è invece il nero del fumo. Che sul cancello c’è un lucchetto. Che dietro c’è un vuoto enorme, che riesci a conoscere solo se bazzichi il parco giochi e cani di Via Matilde Serao, sulla schiena laterale del quartiere Paradigna.

Basta valicare la rete di filo spinato e i divieti di accesso per trovarsi catapultati in un film di fantascienza dove l’umanità ha avuto la peggio e regnano armature vuote, alberi che si fanno forza tra il cemento. Sono i 1.600 metri quadri dell’ex Tarasconi. Un ex polo produttivo – commerciale andato a fuoco la notte del 23 luglio 2007.

In una notte, dall’una di una mattina profonda, trecento persone persero lavoro e futuro. Lilloni casalinghi, Anedda Sanitari, Elios sanitari, Worverk Folletto, Chiorino nastri trasportatori e l’Agenzia 16 di Cariparma svanirono in una nube di fumo che avvolse il quartiere per giorni. Ci vollero ore perché i pompieri di mezza Emilia Romagna, combattendo contro il vento, riuscissero a spegnere l’incendio doloso.

Oggi ne rimane un puzzo di passato e piscio di senzatetto e writers che a tratti vi si alternano: nel 2013 l’area, privata, è stata bonificata da Arpa, dichiarata non pericolante poi mollata a se stessa.

Beffarde le insegne delle aziende che furono. “Ufficio”, “Scarico merci” ricordano di quando lì era vita e impresa. Tracce di umanità in uno scenario che sembra post apocalittico. Si sente che poco distante c’è una strada trafficata, che vicino c’è un parco giochi, ma i rumori sono ovattati, lontani. E camminando in questo spazio che sembra enorme, tra gli scheletri giganti dei magazzini, ci si sente piccoli e affascinati.

In alcuni angoli campeggiano bombolette spray finite, in altre abiti, panni, lenzuola. Odori di umanità e passato sfinito. Il tanfo della fine, tra i vetri spaccati, le porte crollate, le scritte, i murales.

Gli spazi cortilizi enormi coperti dal tetto annerito. I pilastri che sostengono uffici che in gran parte non ci sono più. Si vede dove il fuoco, doloso, li ha risparmiati, ma questi uffici sono ormai solo spazi che ospitano rifiuti.

Tutta l’area è stata venduta dalla famiglia Tarasconi a una società ma ancora è tutto fermo. Non si conoscono i progetti futuri per questo enorme spazio con grandissime potenzialità.

 

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